“Amati, devi amarti di più”

“Amati, devi amarti di più” – una cantilena, una tortura per le mie orecchie.

Era così evidente agli occhi degli altri.

Ogni volta che qualcuno mi ripeteva questa frase non riuscivo a capire perché me lo dicesse.

Se sono in grado di provare tanto Amore tutti i giorni, tanta empatia, se mi è così facile amare il prossimo, allora l’Amore (inteso come forza universale) in me esiste.

Se non si prova Amore per se stessi, come si fa a darlo agli altri?

Era come se chi mi intimasse di “amarmi” mi stesse anche dicendo che l’Amore in me non albergasse per niente.

Che stessi, invece, dirigendo questa potente forza universale chiamata Amore nel modo sbagliato, era palese.

Perché siamo sempre più obbiettivi quando si parla degli altri, sempre meno quando si tratta di noi stessi.

Da fuori le cose si vedono bene, è quando ci stai dentro che è facile perdere il controllo. Anzi, la lucidità.

Soprattutto quando hai a che fare con persone che tendono a confonderti, a manipolarti approfittando della tua buona fede (per nascondere/si). Il gioco è fatto.

Di lucido non hai più nemmeno le scarpe.

E allora, mi sono rimboccata le maniche e ho cercato di capire perché, agli occhi degli altri, io non mi amassi.

Dopo tanta ricerca (e dopo aver allontanato – inconsciamente perché sono fortunata – l’ultima delle tante fonti manipolative) ho finalmente capito qualcosa in più, tra le tante cose che sicuramente dovrò ancora capire nel tempo:

A) La prima è, come dicevo, che chi è in grado di amare davvero, di provare empatia (e non ne sono tutti in grado purtroppo, magari a saperlo prima avrei risparmiato un sacco di fatica) deve saper bilanciare questa energia. E’ un’arte che si impara nel tempo, che possiamo racchiudere nella celebre frase: “Prima di dire sempre SI’ agli altri, assicurati di non aver detto NO a te stesso”. Pare facile, ma se il tuo bisogno di riconoscimento prevale sull’Amore per te stesso, è automatico andare sempre in soccorso del prossimo senza riconoscere i tuoi reali bisogni.

Il bisogno di riconoscimento è una sfumatura del narcisismo (non patologico chiaramente)? Può essere. Più comunemente è la voglia di essere visti, quando sei stato abituato (tuo malgrado) a sentirti trasparente.

B) E poi ancora, ho capito un’altra cosa fondamentale (tra le tante cose che sicuramente dovrò ancora capire nel tempo – lo ribadisco, perché chi intraprende il viaggio dentro se stesso, sappia che questo non finirà mai): perdonare chi ci fa del male è giusto solo se lo facciamo in cuor nostro. La persona che ci fa del male va allontanata. Subito. Perché se la teniamo nella nostra vita, senza farle pagare un “prezzo” (metaforico) per quel torto subito, ci rifarà di nuovo del male molto probabilmente, anzi, sicuramente. Il perdono a titolo gratuito equivale a mettersi su un piedistallo immaginario dicendo ad alta voce “Il mio cuore è grande, so amare tanto e ti perdono. Ti porgo pure l’altra guancia.”

Che sia pure questa una sfumatura non patologica di narcisismo? Può essere.

Che la “vittima” preferita di un narcisista patologico (non empatico) possa essere proprio una persona dai tratti narcisistici (empatica e in buona fede)? Può essere.

In soldoni e per concludere direi che:

Nel punto “A” lo sguardo è diretto verso l’altro e noi non esistiamo nemmeno.

Nel punto “B” lo sguardo è su di noi, senza riuscire a vedere bene l’altro.

L’Amore per se stessi è un gioco di equilibrio.

E’ un gioco di consapevolezza.

Di Lucidità.