Dialogo a tre : Giulia, La Felicità e La Tristezza

dialogo a 3

 

 

“Ma che cosa è questa faccia appesa, non sei contenta? Finalmente avete preso le chiavi di casa, una casa tutta vostra, dove potrete iniziare un nuovo cammino, te e il tuo amato!” chiese la Felicità a Giulia, la quale, per quanto fosse contenta di questo nuovo evento, sembrava non darne dimostrazione.

“Si, sono contenta”, replicò Giulia, “Ma c’è questa stronza che mi guarda fisso e non so come scrollarmi di dosso il suo sguardo pesante” aggiunse poi, legandosi i capelli.

“Io ti guardo sempre perché sei tu che guardi me” disse la Tristezza, che se ne stava seduta sul divano con quegli occhi all’ingiù, ormai piegati dalle lacrime che sembravano aver portato giù pure le labbra, in una sorta di ghigno al contrario.

“Ma scusa!” interruppe la Felicità “non sono più bella io della Tristezza?!”.

In effetti la Felicità era bellissima. Questi lunghi capelli rossi, abboccolati, uno sguardo di fuoco, vivo, brillante. Un vestito dell’800, avvitato e con uno strascico meraviglioso. Se la Bellezza va ammirata, bisogna guardarla per poterlo fare.

“Non me ne ero accorta”, replicò Giulia, “e poi tu non mi guardi mai, vedi?! Sei rivolta verso la finestra, sei malinconica forse?”

La Felicità si girò verso Giulia, a quel punto, e posò le sue mani sui fianchi in segno di sfida.

“Quando mi giro verso di te, tu distogli lo sguardo. E’ deprimente, sono così carina, perché devo sentirmi umiliata in questo modo. Sei tu che guardi sempre questa qui, questa… questa….” Si bloccò mentre tentava di descrivere la Tristezza. Una donna bionda, languida, spenta. Sempre buttata sul divano, distesa come le dee romane sul triclinio, con un braccio pendente, quasi arreso. Una veste grigia e smunta.

“Questa che?! Vorresti dire, forse, questa donna realista!? “ incalzò la Tristezza, girando leggermente lo sguardo verso la Felicità “non c’è niente qui di cui esser allegrai, sai? Non lo vedete? Tanta sofferenza in questo reame, mie care. Se guardi la Felicità, questa prima o poi ti delude. Se guardi me, stai sicura che non rimarrai mai delusa, invece. Io sono il tuo porto sicuro, non perdi nulla accanto a me. Lei, questa donna sì bellissima ma traditrice, te la farà pagare un giorno.”

Giulia era sempre più confusa. In fondo, non aveva tutti i torti la Tristezza. Quelle volte in cui Giulia aveva creduto di essere felice, la vita le aveva sempre dato una bella sberla e l’aveva rimessa al posto suo. In basso, tra gli ultimi. Non c’è spazio per la felicità qui, sembrava dirle la vita quando Giulia ci provava.

“Felicità, io vorrei guardarti, davvero. Ma su questo la Tristezza ha ragione. Tu sarai bellissima ma sei un po’ stronza” disse Giulia, portandosi la mano al mento, in segno di riflessione.

“Ragazze, non vi capisco proprio” disse la Felicità con un tono un po’ più duro del solito “ non è esattamente come dite. Io non punisco proprio nessuno per avermi guardata, anzi, ne sono contenta. Non è compito mio far pagare conti. Io vivo degli sguardi degli altri, sono la mia benzina. Più mi guardi e più voglio essere guardata. Chiamatemi vanitosa, forse, ma di certo non sono mica un agente della riscossione”.

Giulia fece una risata fragorosa. La Felicità era anche simpatica, oltre ad essere bella.

“Mi stai convincendo”, disse Giulia ancora sorridente. Poi tornò seria e aggiunse “Ma tu, in cambio degli sguardi che uno ti dovrebbe dare, cosa offri in cambio”?

La Felicità non fece in tempo a rispondere che la Tristezza si intromise a voce alta “Ma tu le credi, ma stiamo scherzando? Giulia, ma non ci sei con la testa, non osservi, non guardi, non registri? Ecco perché siamo sempre più vicine io e te. Più ti allontani da me e più soffri. Io ti offro protezione, ecco cosa ti offro io!”

La Felicità si voltò verso la Tristezza e disse “La domanda era rivolta a me, cara. Voglio risponderti Giulia, ma per poteri rispondere a pieno, dovrai farmi una promessa: dovrai guardarmi più spesso. E questo non ha nulla a che vedere con la mia vanità. Se mi guarderai sempre più spesso ti accorgerai di quanto la vita sia bella, ricca, piena di gioia. Per godere di queste cose le devi vedere, le devi provare e, una volta abbracciate, non devi mollarle più. Vedi, mia cara, noi non siamo solo 2 donne molto diverse, siamo anche 2 filosofie di vita, 2 mondi diversi che segnano il cammino di una storia di una vita. Più darai retta a questa mentecatta” disse ancora la Felicità indicando la Tristezza, “ e più questa ti trascinerà giù con lei. E ricorda che, come diceva il nostro amico Nietzsche – Quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro- , è un’amara verità. Guarda alle cose belle, godine, non pensare che questa sia superficialità. Superficialità è essere convinti che esista solo il buio. E’ la luce che ci guida, che ci conforta, che ci richiama nella vita altre cose belle. Vedi, Giulia, “ concluse poi la Felicità “ciò che guardi di più trasforma la tua realtà”.

La Tristezza si sollevò dal divano e si mise seduta. Si sentiva minacciata, perché Giulia era visibilmente rapita dall’amabile donna rossa. “E come la mettiamo, allora, con quest’altra verità? Ogni volta che Giulia ti guarda, prova ad essere felice, rimane delusa. Se non sei tu che chiedi conto, chi lo fa per te”?

La Felicità sorrise e, rivolgendosi alla Tristezza, disse “ Chiede pegno della gioia, una tua conoscente. Mi odia, sai? La conosci bene, non far finta di non sapere. Questa tua conoscente, si mette sempre in mezzo quando mi mostro alle persone, vuole essere lei la prima donna.”

“Ragazze non capisco” intervenne Giulia, di nuovo affranta e confusa “ma di chi state parlando”?

La Tristezza non rispose. Doveva tenere il gioco alla sua più cara amica.

“Ti risponderò nuovamente io, cara” disse la Felicità “stiamo parlando della Paura.”

In quel momento Giulia ebbe tutto più chiaro, all’improvviso. Come quando un bambino risolve un problema di matematica, quando una persona riceve una risposta tanto attesa. In un secondo ricollegò tutti i pezzi. Era la Paura, era lei che la accompagnava davvero nel passare delle giornate. Si nascondeva la stronza, si faceva parare le chiappe da quella bruttona della Tristezza.

“Si” disse Giulia con convinzione ”so che parlate di lei, anche se non l’ho mai vista in faccia”.

“Certo” incalzò subito la Felicità “La Paura è subdola, non si mostra mica. Ma si fa sentire bene”.

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