“L’incantesimo del Narcisista – un tozzo di pane e un calcio nel sedere-”

Mi sono a lungo interrogata sulle dinamiche che mi hanno tenuta imprigionata nelle relazioni tossiche avute nel corso di tutta la mia vita.

Queste mi sono costate lacrime, sangue e fatica, fino al momento in cui non ho finalmente capito come diavolo ero potuta finire in situazioni così pericolose e melmose, pur essendo una “classica brava ragazza“.

Mi è venuta in mente una metafora che spiega in maniera esaustiva la condizione da me vissuta più volte in relazioni malate del genere. Ve la provo a raccontare.

Dopo un lungo percorso terapeutico e di osservazione di me stessa e delle mie dinamiche famigliari, ho capito che quando sono “inciampata” in Narcisisti/ Psicopatici/ Sociopatici (qualsiasi cosa essi siano, diciamo Vampiri Emotivi più generalmente) ero in una condizione di “fame d’amore” senza precedenti.

Bisognosa di attenzione, affetto e riconoscimento, cercavo di dare un senso alla mia vita ma non ci riuscivo.

I Vampiri con cui ho avuto a che fare non solo hanno percepito in maniera profonda questa mia necessità ma se ne sono pure approfittati.

Come?

Io avevo “fame” e loro mi hanno dato da mangiare. Un tozzo di pane, che nella metafora corrisponde proprio ad attenzione, affetto e riconoscimento.

Si sa, quando hai tanta fame mangi quello che ti capita e anche con voracità, più il vuoto dentro di te è grande e più hai necessità di riempirlo velocemente.

Quel tozzo di pane per me era un banchetto gustoso e succulento.

Quello che non riuscivo a vedere era che ogni volta che ricevevo un “tozzo di pane”, ricevevo allo stesso tempo anche un “calcio nel sedere”.

La fame era troppa per riuscire ad accorgermi dei calci.

Un tozzo di pane, un calcio nel sedere.

Proprio come sotto ad un incantesimo, ero assolutamente grata di ricevere quel tozzo di pane, ignorando totalmente i calci nel sedere, i quali erano assolutamente irrilevanti di fronte ad una pietanza che sembrava in quel momento essere caduta dal cielo.

Purtroppo, però, mangiavo e mangiavo, ma non mi saziavo mai (perché non sarebbero bastati milioni di “tozzi di pane” a riempire un vuoto atavico e profondo come quello che avevo io dentro).

L’importante era potermi illudere di avere lo stomaco pieno (sempre metaforicamente), era una necessità troppo impellente per accorgermi che nel frattempo i calci nel sedere erano sempre più frequenti e sempre più forti.

Un tozzo di pane, tre calci nel sedere.

Ad un certo punto i calci nel sedere erano diventati ancora più frequenti, fino ad andare a sostituire quasi totalmente i tozzi di pane ricevuti.

Un tozzo di pane, otto calci nel sedere.

La fame non passava mai, anzi diventava sempre più grande, in maniera direttamente proporzionale al numero di calci ricevuti.

Un tozzo di pane, venti calci nel sedere.

Arrivati ad una proporzione così sbilanciata come quella di cui sopra, l’incantesimo si è rotto.

Non ricevendo più una quantità di pane sufficiente a darmi nemmeno l’illusione di avere lo stomaco pieno, mi sono svegliata, mi sono ribellata. Ho cominciato a restituire i calci ricevuti.

È stato un risveglio doloroso. Non solo perché i calci ormai erano diventati troppo numerosi e dolorosi, ma perché ho dovuto constatare, mio malgrado, che ne avevo ricevuti tantissimi anche di nascosto, o meglio, anche quando non ne ero consapevole.

Anche quando pensavo di mangiare ad un banchetto delizioso.

Mi sono sentita colpevole, soprattutto con me stessa. Una poveraccia.

Come avevo potuto non accorgermi che quel tozzo di pane non era per niente un banchetto succulento e, ancora più grave, come avevo potuto totalmente ignorare quei sonori calci nel sedere?

La fame d’amore è una brutta bestia.

Ti rende cieca, sorda, ingorda.

In tutto questo sentirmi una cretina (ho impiegato molto tempo a perdonarmi, lo ammetto) ho però dovuto constatare che non avevo fatto tutto da sola.

“Diamo a Cesare quel che è di Cesare”, mi verrebbe da dire.

Il Vampiro in questione, per quanto facilitato dalla mia “fame”, ha mangiato anche lui (sulle mie spalle)!

La riconoscenza che gli ho mostrato mentre mi dava i “tozzi di pane” era enorme (anzi spropositata).

Ha preso in cambio amore incondizionato, comprensione, adulazione, supporto economico, morale e spirituale.

E lui questo voleva.

Farmi pagare un caro prezzo per un cavolo di tozzo di pane fatto passare per un banchetto nuziale.

In fondo, se ci pensate, la stessa “fame d’amore” che avevo io ce l’aveva anche lui. Condita da rabbia, rancore e fame di vendetta.

{A questo proposito vi invito a leggere il mio articolo (e a guardare il mio video all’interno) “Il Narcisista e la (Co)Dipendente – due bambini abusati”.}

Io ed il Vampiro eravamo due facce della stessa medaglia.

In cerca di affetto, amore, riconoscimento. Quello mancato all’origine. Quello che bisognerebbe imparare a darsi da soli, prima di cercarlo all’infuori di noi.

Due facce della stessa medaglia sì, ma totalmente in opposizione. Mentre io ho agito in buona fede, con riconoscimento vero e non avvelenato da sentimenti negativi (che non mi sono mai appartenuti davvero), lui mi ha risucchiato tutte le energie approfittando del mio momento di debolezza.

Si è riempito “lo stomaco” a modo suo. Un modo vile, sadico e arrabbiato.

L’unico modo per uscire da questo giro infernale è stato darmi da mangiare da sola.

Entrare in relazione con la mia parte affamata e nutrirla di tutto l’amore che chiedeva.

Vi invito a riflettere su questa metafora e, se vi suona famigliare, a provvedere a prendervi cura della vostra parte affamata.

E dovete farlo prima che arrivi un altro Vampiro pronto a darvi l’illusione che un tozzo di pane, secco, ammuffito e avvelenato, possa fornirvi l’alibi perfetto per non farlo mai più.

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