“Quel Guastafeste di un Narcisista”

Avete mai provato l’ebrezza di farvi rovinare le feste da un Narcisista? Chi è finito nella sua trappola avrà sicuramente notato come questo sia un trattamento “incluso nel prezzo”.

Chiaramente sono ironica anche se, purtroppo, non c’è niente da ridere.

Ora che siamo vicini alle feste natalizie, mi torna alla mente come siano sempre state per me un periodo molto delicato.

Arriva la fine dell’anno e con questa la classica fase di bilancio conclusivo, coperta da un velo di tristezza per ciò che non è successo e condita da un pizzico di speranza per ciò che forse succederà. È un istante di vicinanza con i cari e, perché no, con noi stessi.

Luci colorate, città in festa, mercati di artigianato e sogni da bambini.

Un momento che sa di magico e di malinconico allo stesso tempo.

Gli anni che passano,i famigliari che invecchiano, il camino acceso, i manicaretti e le partite a carte. Un’occasione di unione, riflessione, calore e fuga dalla quotidianità.

Un miscuglio di mestizia e felicità.

Come dicevo, è sempre stato per me un periodo delicato, ma penso che sia così un po’ per tutti, chi più chi meno.

Quel che è sicuro è che le festività sono senz’altro una di fonte copiosa di angoscia per chi ha subito abuso narcisistico.

Vi dicono niente queste parole qui sotto?

“È un giorno come un altro, che ci sarà da festeggiare”; “È solo un modo per fare compere e spendere un sacco di soldi inutili”.

Ogni anno la stessa storia.

Il Narcisista rompe la magia e il suo rancore per la vita prende il sopravvento. Così come la sua crudeltà.

Più si ha bisogno di sentirlo vicino, più si allontana. Più si ha desiderio di condivisione, più ti fa sentire sola.

È per questo che la solitudine, la tristezza e la malinconia, che purtroppo sono il filo conduttore di una relazione tossica, si acuiscono sotto le feste.

Perché nel momento in cui speri nel “miracolo della magia di Natale”, il tuo adorato Narciso ci mette il carico da undici. Per distruggere pure ogni centimetro di speranza.

Il periodo d’oro, che si accosta così bene all’idea del Natale, sembra diventare proprio in quel frangente un ricordo ancora più lontano.

Lui, con una maestria assoluta, riesce a dare il peggio di se.

Mi sono spesso domandata da dove derivi tutta questa “aridità festiva” del Vampiro e ,arrovellandomi il cervello come so fare bene io, mi sono data delle risposte.

Per il Narcisista la possibilità di provare anche solo un briciolo di serenità, vicinanza e calore umano è una minaccia.

Se poi questa possibilità viene un po’ forzata dall’occasione festiva, meglio imparare subito ad odiare tutto: il Natale, il Capodanno, la Pasqua e il Compleanno. Tutto.

Non solo non ne riesce a godere lui, ma se può rovinare la festa pure a chi lo ama, non perderà di certo l’occasione per farlo.

È una punizione perfetta se ci pensate.

Tu, inguaribile romantica con gli occhi a cuoricino illuminati come il puntale dell’albero, o che il giorno del tuo compleanno aspetti un gesto d’affetto che non arriverà mai, vieni delusa come un bambino che apre la scatola dei biscotti e dentro ci trova ago e filo.

E ti sentirti ridicola per questo.

Ridicola per aver sperato di essere felice in un giorno importante.

D’altronde, tolte le credenze religiose (per chi ce le ha), le festività in realtà sono giornate simboliche, a cui ognuno accosta un significato diverso.

In linea generale, possiamo pensare al compleanno come al giorno di Rinascita.Il Natale è unione, vicinanza e calore.

Il Capodanno è l’inizio di un nuovo capitolo tutto da scrivere.

Insomma, sono momenti catartici dove ti fermi a pensare a che punto della vita sei e dove ti guardi dentro per poi spostare lo sguardo fuori e misurare ciò che hai costruito.

E la tristezza ti assale quando capisci che col Vampiro non hai costruito niente. Anzi, hai firmato un assegno in bianco e vedi la cifra crescere spropositatamente e non sai come fermare questa truffa del cuore.

Le feste ingigantiscono, rimbombano, acuiscono, espandono ogni emozione. E con le emozioni negative ci riescono ancora meglio.

Alla fine credo che il problema sia proprio la felicità stessa.

Quella felicità che sai che per te è lontana perché sei sulla strada sbagliata e che per il Narciso non è proprio contemplabile. Lui è allergico alla felicità.

La felicità è per i perdenti. Per i poveracci.

È molto meglio essere contro corrente, negare la sacralità e l’importanza delle feste (una sacralità in senso di introspezione spirituale). Le tradizioni non gli appartengono, l’introspezione meno che mai.

E quando c’è l’Amore, l’Unione o un nuovo inizio da festeggiare, per lui è meglio rifugiarsi nell’oscurità.

Da bravo Vampiro preferisce eclissarsi nelle tenebre.

Quelle sì che gli appartengono.

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