“Quando arriva la voglia di farla finita”

La cosa che mi colpisce di più quando ascolto storie di abuso narcisistico è come la vittima (che chiamo così in quanto vittima di un inganno) arrivi inesorabilmente ad un punto di non ritorno desiderando di morire per mettere fine al suo dolore.

Il nucleo centrale di questo pensiero che sfiora la mente (prima o poi) di ogni vittima è dettato dalla condizione di essere impossibilitata a vedere una via d’uscita.

Ci sono passata anche io, desideravo ossessivamente di mettermi in contatto con un centro svizzero di eutanasia e mi immaginavo di andare lì a pregare per una dose di veleno, che mi permettesse di farla finita in modo dignitoso senza dover per forza buttarmi di sotto dal quinto piano.

Sono passati anni ma la sensazione è ancora vivida e mi vengono i brividi mentre lo metto nero su bianco.

Non vedevo altra soluzione. Non vedevo una via d’uscita. Per l’esattezza, non vedevo e basta.

Non vedevo l’abuso che stavo vivendo (anzi, mi sentivo colpevole di essere arrivata ad un punto tale di sofferenza), non riconoscevo l’abusatore (perché credevo che mi amasse davvero) e, quindi, più in generale non vedevo la realtà per quella che era ma credevo a quella che mi raccontavo.

La dissonanza cognitiva, la confusione e la sensazione di vivere in due realtà parallele mi inducevano a non essere lucida. Una realtà era configurata dalle parole d’amore che il Narcisista mi diceva (che erano quelle che volevo sentirmi dire e a cui mi aggrappavo con tutta me stessa) e un’altra realtà era delineata dalle sue azioni completamente discordanti dalle parole d’amore di cui sopra. Quale delle due era la realtà vera? Non riuscivo a capirlo.

La difficoltà di condurre una vita normale, di portare a termine gli impegni giornalieri (il lavoro, la famiglia, gli studi) era un peso enorme da affrontare, avendo tutte le mie energie spese per cercare di uscire da una voragine infernale che mi risucchiava anche il respiro.

Non so come non sia finita in un istituto psichiatrico.

Oggi ho capito molte cose e vorrei condividere con voi alcune riflessioni che spero possano aiutare chi ci sta passando a vedere le cose da un’altra prospettiva.

Innanzitutto, devo ammettere che ero ignorante, nel senso che ignoravo che esistessero persone che potessero avere una parte empatica non funzionante. Sull’esistenza di persone cattive ci ero arrivata da sola, ma addirittura crudeli, sadiche e senza alcun tipo di senso di colpa o di rimorso no, non lo avrei mai potuto immaginare. Per me, che se vedo un gattino morto sull’autostrada sto male una settimana, era impossibile anche solo pensare che sulla faccia della terra potessero vivere persone che non “sentono” il mondo come lo “sento” io.

Errore! Queste persone, Vampiri Emotivi (o Narcisisti, Psicopatici, Sociopatici che dir si voglia – lasciamo le diagnosi ai medici -) sono presenti eccome ed è facile incontrarli quando si è così altamente sensibili.

Quindi bisogna informarsi, studiarli e proteggersi.

Il non sapere minimamente che questo tipo di entità (mi dispiace ma non ne riesco più a vedere la parte umana, probabilmente per difesa) circolasse liberamente tra di noi, mi portava a giustificare i comportamenti manipolatori dell’abusatore fino a credere fermamente che il problema fossi io e soltanto io. Mettevo in dubbio me stessa perché non conoscevo il tipo di trappola in cui ero finita (trappola che come scopo aveva proprio quello di farmi sentire sbagliata e colpevole).

Mi sembrava di essere caduta in un labirinto infinito nel quale mi giravo e rigiravo senza riuscire ad intravedere nemmeno un’uscita di sicurezza. Nemmeno un cunicolo dal quale uscire strisciando tipo esercitazione militare. Niente.

Eppure ero sempre stata una ragazza solare, positiva, reattiva. Insomma, mai un accenno di depressione, tristezza immotivata (malinconia sì, ma dettata dalla mia fame d’amore che ancora non avevo preso di petto).

Perché può capitare a tutti di finire in un tunnel di dolore senza vederne l’uscita. A tutti.

Quello che c’è da sapere è che una via d’uscita c’è sempre. Prima di trovarla però, bisogna imparare a vedere.

Bisogna fare appello a tutto il coraggio e la forza dentro di noi. Siamo chiamati a farlo e non possiamo ignorare la chiamata.

Gli step fondamentali per ricominciare a vivere (in tutti i sensi) sono questi:

–          Riconoscere di star vivendo un momento difficilissimo

–          Chiedere aiuto: non dobbiamo vergognarci a chiedere l’aiuto di un esperto. Sono là apposta per noi per aiutarci con mezzi adeguati per poter riacquistare lucidità, speranza e amor proprio.

–          Riconoscere la trappola in cui si è caduti, studiando e informandosi

–          Allontanarsi dal Vampiro Emotivo definitivamente

Come vi dicevo, la mia più grande responsabilità (non amo parlare di colpa) era il non conoscere, non sapere che stavo vivendo un inganno, un gioco di prestigio mentale dove la mia lucidità era fuori gioco e tutte le mie energie investite in una partita persa in partenza.

Io so come ci si sente, ma, allo stesso tempo, so che se ne può e se ne deve uscire.

Quello che ho fatto io è stato mettermi in gioco e in discussione per la prima volta (iniziando con il chiedere aiuto ad una bravissima psicologa) e riuscendo finalmente ad avere un ruolo attivo nella mia vita, da attore principale, abbandonando il ruolo passivo di spettatore. E di vittima.

Ho notato come alcuni miei meccanismi inconsci, ormai facenti parte del mio carattere, mi portavano a non scegliere, a non voler vedere e a non voler accettare che il mondo è quello che è. Mi rifiutavo di credere che esistessero persone con cattive intenzioni, davvero in questo senso ero vittima delle mie false credenze. Mi sono presa la responsabilità di questo mio aspetto ingenuo e infantile, iniziando a perdonarmi per non aver saputo, o non aver voluto vedere.

Una volta presa coscienza di questo, ho capito che il dare amore ad un Vampiro Emotivo era la fonte del mio dolore, soprattutto perché pretendevo di riceverne in cambio. Come mi diceva sempre un caro amico “Non possiamo pretendere noci di cocco da una pianta di banane”.

E’ molto difficile da accettare. Accettare che la persona che credevi ti amasse non lo ha mai fatto nemmeno per un minuto. Era più facile pensare che c’era qualcosa in me che non andasse che affrontare anche il solo pensiero che l’amore per cui vivevo non era reale.

Dovevo allontanarmi assolutamente dalla fonte del dolore.

Quando l’ho fatto ho ricominciato a vivere, a rivedere il mondo a colori. La lucidità è presto tornata e con questa la voglia di riprendere in mano la mia vita.

Suona atroce, lo so. Ma è il passo principale verso la guarigione, perché solo quando siamo liberi dall’incantesimo siamo anche in grado di godere di tutte quelle nuove informazioni utili per affrontare la nuova versione di mondo che abbiamo davanti.

{A questo proposito vi suggerisco di leggere il mio articolo L’Incantesimo del Narcisista: un tozzo di pane e un calcio nel sedere“}

Bisogna saper riconoscere che se siamo (stati) attaccati morbosamente ad una persona (soprattutto se questa non ha la minima intenzione di ricambiare) è perché non abbiamo ricevuto sufficiente amore genitoriale e lo andiamo mendicando in giro per il mondo. Nessuno potrà darci l’amore che non abbiamo ricevuto da piccoli, nemmeno se promette (anzi, soprattutto) a gran voce di farlo!

Dobbiamo imparare ad amare noi stessi e a darci tutta l’attenzione, l’affetto e il riconoscimento di cui abbiamo bisogno, perché adesso siamo adulti e possiamo farlo! Come faremmo (o facciamo già) con i nostri figli. Dobbiamo essere i genitori di noi stessi e quindi, per forza di cose, capire anche che siamo i figli di noi stessi e come tali dobbiamo trattarci.

Se siete “capitati” su questo blog non è un caso. Avete il dovere verso di voi e le persone che vi amano davvero di reagire ed io, nel mio piccolo, sono qui per ricordarvelo! Non è un percorso facile, ma vale assolutamente la pena farlo, perché la vita è importante, ha un valore assoluto e soprattutto, vi ricompenserà dello sforzo fatto, regalandovi bellissime sorprese che adesso non potete nemmeno immaginare, ma, ve lo garantisco, sono lì che vi aspettano!

Per ascoltare l’articolo, clicca sul video 🙂

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