“Il genitore narcisista – seconda parte – il Bambino D’Oro e Il Capro Espiatorio”

coltello

Come abbiamo visto nell’articolo “Il Genitore Narcisista – prima parte -“, avere a che fare con un genitore anaffettivo, crudele e ricattatore (“Se non fai come dico io, non sei degno del mio amore”), che non ti vede per ciò che sei e non è nemmeno interessato a farlo, non è uno scherzo da poco.

In questo articolo, proverò a raccontare con parole semplici cosa significa avere addosso l’etichetta di “Bambino D’oro” e di “Capro Espiatorio”, due ruoli assegnati dal genitore patologico ai propri figli con lo scopo di creare disarmonia, divisione e competizione nell’ambiente famigliare.

Nel caso di figlio unico, la competizione è creata tra il figlio e un qualsiasi altro bambino (o giovane): un cugino, il figlio di un amico e così via.

Partiamo da una considerazione fondamentale: questi ruoli assegnati ai figli (che siano due o più di due) sono ruoli interscambiabili. In una tragica roulette russa, un figlio può passare dall’essere un “Bambino d’Oro” ad un “Capro Espiatorio” a seconda di cosa la situazione richiede, ovvero a seconda della necessità del genitore narcisista di far sentire in colpa il figlio per non essere ciò che lui si aspettava e di non corrispondere, quindi, alla sua idealizzazione.

Vediamo questi ruoli più da vicino:

Il Bambino D’oro

Generalmente il Bambino d’Oro (o Golden Child in inglese) è il figlio che, all’interno del nucleo famigliare, ha più bisogno di approvazione. Questa fame d’amore (come piace chiamarla a me) è così forte che il figlio fa di tutto per corrispondere all’idea che il genitore ha di lui. E’ il figlio più “cieco” se vogliamo, in quanto non ha idea di essere manipolato e si sente più al sicuro nell’agire all’interno del dictat genitoriale piuttosto che ribellarsi a questo. In realtà non può ribellarsi in quanto ignora (al momento) a cosa dovrebbe opporsi. Riflettendo in maniera impeccabile il falso ego del genitore (che si sente perfetto, come abbiamo già visto) il Bambino D’Oro è il figlio che riceve complimenti e gratificazioni in quanto prova quotidianamente la sua lealtà al genitore narcisista.

Il Capro Espiatorio

Al contrario, il figlio delineato come Capro Espiatorio (Scapegoat in inglese) è quello più indisciplinato, in quanto non avendo difficoltà a riconoscere l’abuso si ribella al dictat del genitore narcisista, diventando così automaticamente lo specchio che riflette le sue anomalie, i suoi difetti e che quindi deve essere punito per questo. Punito per provare ad essere indipendente. E’ il figlio che “vede meglio”, che non accetta di corrispondere all’idealizzazione che il genitore abusante ha di lui anche se (da qui derivano sempre tutti i problemi) soffre per essere “amato di meno”, privato totalmente di un cenno di approvazione e di essere motivo di imbarazzo costante della Famiglia “perfetta”.

L’immagine di Famiglia “perfetta” (che – come quella del Mulino Bianco – purtroppo non esiste), per il genitore narcisista non deve essere infangata, all’esterno tutto deve sembrare immacolato, inappuntabile ed esemplare. E questa immagine surreale deve essere sempre sotto il controllo ossessivo del genitore abusante. Da fuori tutto deve sembrare ricoperto di glitter, pena la privazione dell’amore, dell’affetto e dell’approvazione del genitore.

Come e Perché si passa da un ruolo all’altro

Una cosa è certa: arriverà il momento in cui il Bambino d’Oro si ribellerà e proverà ad essere indipendente dall’idealizzazione del genitore e, al contrario, succederà anche che il Capro Espiatorio cederà al ricatto del genitore narcisista e cercherà di andargli in contro, magari perché si trova in un momento di debolezza in cui ha bisogno di una parola di conforto e di un gesto di approvazione. E qui, il genitore abusante non avrà difficoltà a trattare i figli scambiando le etichette.

Insomma, finché sotto lo stesso tetto del genitore narcisista, c’è una grande possibilità che vinca sempre lui.

Il tutto fomentato dalla volontà ferrea di dividere, allontanare e creare scompiglio tra i figli nell’ambiente famigliare, parlando male dell’uno all’altro e viceversa, stravolgendo informazioni ricevute dall’uno sull’altro e viceversa e alimentando chiacchiere sterili.

Così facendo, il potere di controllo del genitore è più facile da mantenere e il risultato ottenuto il suo più grande successo: far sentire sempre i figli come non adatti, sempre sul filo del rasoio, sempre non degni di amore. Qualunque sforzo essi facciano per provarci.

Una vera tortura.

Tortura che non finirà nemmeno fuori dal tetto famigliare, in quanto la mancanza di dialogo tra i figli instaurata dal genitore per anni (e con questa l’accrescimento della competizione e, se vogliamo, dell’odio fraterno)  se non interrotta (cosa a volte difficilissima o addirittura irreversibile, purtroppo) genera nei fratelli e sorelle un muro invalicabile. E l’abuso del genitore persiste nel tempo, anche dopo la sua sepoltura.

Fratelli, sorelle! Cercate di svegliarvi e di capire in che gioco crudele siete finiti! Parlatevi e confrontatevi provando a non incolparvi a vicenda ma a conferire al genitore la sua responsabilità (malata). Abbattete il muro! Non è roba vostra tutto quest’odio! 

Almeno provateci! 

 

 

 

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