“L’abuso narcisistico in pillole: un giorno in Paradiso e uno all’Inferno. Perché?”

Una caratteristica tipica della relazione tossica è la montagna russa di emozioni positive e negative che si vivono in maniera alternata, in modo imprevedibile e senza una logica sensata.

Infatti, passato un primo momento di Luna di Miele dove col bombardamento d’amore la preda del narciso si sente trattata e amata come mai nella vita, ricoperta di attenzioni e complimenti, inizia la fase della svalutazione.

All’improvviso la vittima sembra essere diventata la sua gemella cattiva, i complimenti spariscono e così tutte le attenzioni e le parole d’amore. Per poi ritornare a momenti alterni, passando dal sentirsi un giorno in Paradiso e il giorno dopo all’Inferno.

Su e giù, in alto e in basso, senza sosta e senza un motivo apparente.

Un vero incubo per una persona emotiva ed empatica, che tende sempre a voler trovare un senso logico a quello che vive, che propende per lo stare bene in senso assoluto (soprattutto in coppia) e che, spinta da un enorme bisogno di amore, anela a vivere costantemente nel periodo d’oro senza dover mai affrontare la tortura della discesa agli inferi della svalutazione.

Ma perché si vive questo “sali e scendi” di emozioni dettate dal Narcisista?

La risposta è tanto semplice, quanto articolata.

Sappiamo bene che lo scopo del narciso, che più propriamente in questo frangente diventa un vero Vampiro Emotivo, è quello di trarre energia per sopravvivere dalle sue risorse, prima tra tutte la partner.

Privo completamente della facoltà di procurarsi da solo carburante, ha necessità di sottrarlo alle prede per esistere.

E quale modo migliore di farlo generando in loro reazioni di rabbia (o stupore o felicità o angoscia) attraverso una provocazione?

Proprio di questo si tratta: il Vampiro può prendere solo quello che la preda gli dà. E se la preda gli dà di meno in termini di carburante (in un momento di calma -apparente- dove la partner emotiva, erroneamente, pensa che nella relazione vada tutto bene) allora il narciso alza la posta in gioco e, con un moto distruttivo, la provoca per ottenere più energia.

La vittima diventa come un contenitore da scuotere per fare uscire ciò che c’è dentro.

Come quando agitiamo il porta-sale 🧂 da tavola per condire di più l’insalata. Se non esce abbastanza sale, piccoli colpi a destra e a sinistra, in alto e in basso del barattolo e il gioco è fatto.

Vi suona famigliare?

Un giorno siamo dee scese sulla terra e due giorni dopo diventiamo dei mostri con cattive intenzioni. E sentirsi dee e poi mostri, senza aver idea di cosa sia davvero successo nel frattempo per meritarlo, vivere nel dubbio costante di essersi comportate male davvero o di avere dei problemi gravi che ci mettono nella condizione di scalare al contrario la classifica del Narcisista, porta all’esaurimento nervoso.

Un gioco al massacro che priva la preda di tutta la sua energia vitale, che la fa ammalare e spegnere lentamente. Che la getta in confusione, facendola annegare in un mare di sensi di colpa e di senso di impotenza, perché per quanto si impegni davvero, alla fine come fa sbaglia.

E per quanto (da fuori) possa sembrare più logico allontanarsi dal Vampiro, diventa impossibile farlo quando si è in relazione con lui, perché un gesto d’amore inaspettato e agognato è sempre lì dietro l’angolo e pronto ad arrivare quando ci si appresta a raggiungere la porta d’uscita, impedendoci, in un qualche modo, di andare via. Perché la speranza che tutto cambi e il periodo d’oro ritorni è davvero l’ultima a morire.

Se fosse davvero facile uscire da questo meccanismo malato, non paragoneremmo di certo questo tipo di abuso alla “tela di un ragno”.

Bisogna prima affrontare la realtà per poi scappare via e mettersi in salvo. Bisogna saper riconoscere che si è finiti in una spirale malata nella quale non possiamo fare nulla per cambiare le cose, se non correre lontano senza voltarci più.

Perché passare da momenti di condivisione ed entusiasmo a giorni e notti infiniti di solitudine, umiliazioni e silenzio, vuol dire, purtroppo, una sola cosa:

Che l’amore, in quella relazione, non c’è mai stato.

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